- Breve storia sulla nascita delle organizzazioni sindacali:
1. Dall’ età romana agli inzi del novecento:
La spontanea esigenza di raggrupparsi,organizzarsi ed associarsi per intervenire,schierarsi e partecipare ha caratterizzato ed influenzato la vita dell’uomo nel corso delle diverse epoche storiche. Forme di vita associata per scopi di culto, per ragioni belliche o ludiche esistevano già nelle prime comunità.
Nella Roma antica sorsero associazioni artigiane (“collegia opificum”) che rappresentarono una prima forma d’organizzazione proletaria per affrontare i disagi dovuti a malattie, invalidità, guerre, povertà e vecchiaia, e costituirono nel frattempo una protezione per diverse categorie professionali, esercenti in epoca imperiale, prima del declino barbarico. Il mutamento dell’assetto costitutivo della società romana, e lo sviluppo dell’economia cambiò la struttura delle organizzazioni, ai collegi si affiancarono le corporazioni, le congregazioni, le università e le scuole. Nel corso del Medioevo le corporazioni d’arti e mestieri, create da artigiani e commercianti per la difesa delle loro categorie, tornarono dopo un periodo di declino, nuovamente a svolgere un ruolo di principale importanza, che si accentuò ancor più nell’età comunale.
Queste, che oggi diremmo organizzazioni, non devono essere intese come istituzioni sindacali nel senso moderno della parola, ma come delle associazioni all’interno delle quali si discuteva, si decideva su come doveva essere il modo di vita e di esprimere la loro Arte .Le Arti, le Corporazioni, furono criticate dall’Illuminismo e successivamente abolite dalla Rivoluzione francese che propugnando la libertà del lavoro, impose che ogni uomo potesse svolgere liberamente la sua professione, il proprio mestiere, ottenuta semplicemente l’autorizzazione, la patente, dalle autorità.
La soppressione delle Corporazioni lasciò un vuoto organizzativo, soprattutto tra gli aderenti alle arti meno potenti, che venne in seguito colmato con la costituzione d’associazioni ben più adeguate ai tempi quali le prime leghe e le Società di mutuo soccorso dell’allora nascente movimento operaio. Alla fine del 700 già nascevano le prime società di mutuo soccorso come associazioni volontarie con lo scopo di migliorare le condizioni materiali e morali dei ceti lavoratori. Tali società si fondavano sulla mutualità, sulla solidarietà ed erano strettamente legate al territorio in cui nascevano.
Gli anni successivi saranno segnati da un fiorire di Società Operaie, Società di Mutuo Soccorso, Cooperative di consumo e di produzione. Queste prime associazioni di lavoratori legati da comuni interessi e da comuni ideali, ancor prima dell’unificazione, si preoccuperanno delle condizioni materiali dei soci operai, ma anche dell’emancipazione culturale dei lavoratori, della diffusione dell’istruzione popolare e della creazione di una ”mutualità” necessaria allo sviluppo dl una coscienza di classe per l’affermazione di una “cultura della solidarietà”La presenza attiva della cooperazione seppe dare ai braccianti, ai contadini, agli operai il senso della collettività,della coesione tra interesse e lavoro, inserendoli nel processo produttivo e mettendoli a contatto coi problemi vivi della vita politica e sociale, attenuando quella frattura fra stato e popolo prodotta in seguito all’Unità d’Italia.
Nel 1889 in Italia, con il nuovo codice Zanardelli, era abrogato il divieto di coalizione: lo sciopero non è più perseguito penalmente (in Gran Bretagna già nel 1867 era stato approvato il Master and Servant ACT che aboliva la pena del carcere per motivi di sciopero). Nel 1891 il Secondo Congresso dell’Internazionale, riunito a Bruxelles, decise di rendere permanente la festa del Primo maggio, che diventa “Festa dei lavoratori”, nell’anno successivo nasce in Italia il Partito dei lavoratori italiani, che nel 1895 diventaPartito Socialista. Le società di mutuo soccorso lasciarono ai Sindacati, alle Camere del Lavoro e ai Partiti politici, di cui erano state matrici, la continuazione della loro opera di promozione.
2. Dagli inizi del novecento alla nascita del fascismo:
Nei primi anni del ’900, contadini e operai avvertono la necessità di rafforzare le forme di associazionismo. La Federazione delle società di mutuo soccorso, la Federazione delle Camere del Lavoro e la Lega delle Cooperative, decidono di coordinare la loro azione in un unico organismo: l’Alleanza per il lavoro. Nasce nel 1900 la Federazione degli edili e nel 1901 nasce la federazione dei braccianti. Giuseppe Pellizza da Volpedo ultima la sua opera “il Quarto stato” già pensato nel 1891, il quadro rappresentava i grandi temi della giustizia sociale, dell’uguaglianza e della libertà e non esclusivamente una scena, sia pure molto importante, della vita sociale del proprio tempo, vale a dire un momento di sciopero e di protesta.
In Italia dopo la crisi economico – sociale, ma soprattutto politico – istituzionale di fine secolo, nei quindici anni di governo Giolitti, si assiste alla nascita di un accentuato pluralismo amministrativo che porta nell’organizzazione del lavoro del pubblico impiego alla nascita di un primo relativo sindacalismo. L’avvento di tale sindacalismo del pubblico impiego si compone in una miriade di forme organizzative e associazioni (società, mutue,microsindacati). Le forme più diffuse per i dipendenti delle amministrazioni centrali erano le “associazioni dei centralisti”, ma soprattutto le “federazioni nazionali”.
La legittimità dell’azione sindacale riconosciuta dal governo consentirà, nei primi anni del secolo, una graduale crescita delle iniziative dei lavoratori, segnate sia dalla fondazione di Camere del lavoro e di federazioni nazionali di categoria, che presero ad operare e a sottoscrivere molti accordi nazionali e locali con le controparti, sia dall’approvazione di decisivi atti legislativi riguardanti il lavoro e la questione sociale. Le innovazioni introdotte avevano investito sopratutto il centro – nord mentre avevano lasciato nel mezzogiorno uno Stato, spesso, reazionario e repressivo, che, nel 1904, di fronte a conflitti di carattere esclusivamente sindacale seppe solo intervenire con una repressione violenta e sanguinosa.
Il giorno 16 settembre 1904, dopo l’ennesima strage di lavoratori e scioperanti da parte dei gendarmi, venne proclamato uno Sciopero Generale che cominciò ad attuarsi con livelli di partecipazione altissimi dal nord, al centro ed al sud. Per la prima volta in Italia e in Europa un movimento così imponente esprimeva la propria protesta contro la sanguinosa repressione delle forze del lavoro e della loro volontà di cambiamento, per la prima volta uno sciopero generale di tutti i lavoratori di tutte le professioni scuoteva il paese e l’intero continente. Lo sciopero si concludeva il 21 settembre.Emerse, tuttavia, la consapevolezza che nelle manifestazioni del 1904 era mancata un’organizzazione unitaria capace di coordinare e gestire il movimento e la sua forza, e alle Camere di lavoro ed alle federazioni nazionali di categoria apparve necessario la creazione di un organismo nazionale di direzione e organizzazione.
Nel 1906 è compiuto un passo ulteriore per definire l’intera organizzazione del movimento: nasce la Confederazione Generale del Lavoro (CGL), come struttura capace di raccogliere tutte le forze operaie. All’atto della fondazione partecipano 700 delegati in rappresentanza di oltre 80 Camere del Lavoro e di circa 200.000 aderenti. La confederazione è organizzata con una doppia struttura: verticale attraverso le federazioni di categoria; orizzontale attraverso le Camere del Lavoro. Funzione delle federazioni è occuparsi degli interessi della categoria, mentre le singole Camere del Lavoro si dedicano alle questioni locali. Nel 1908 nasce il Segretariato Internazionale Cristiano e l’anno successivo il Segretariato Generale delle Unioni Professionali. Nel 1912 in posizione critica rispetto alla Cgl, nasce l’Unione Sindacale Italiana (Usi) in cui trovano sistemazione le aree operaie che non si riconoscono nella Cgl, perché considerata troppo legalitaria. Essa raggiungerà 87.000 iscritti nei settori trasporti, braccianti, legno e metallurgici.
Quando scoppia la “grande guerra” nel 1914 cambiano molti aspetti dell’economia italiana. E’ decretata la “mobilitazione industriale” e negli stabilimenti sono vietati gli scioperi mentre si assumono nuove maestranze nelle officine, negli uffici, nei trasporti pubblici, allo scopo di assicurare il massimo della produzione. Il potere contrattuale dei sindacati diminuisce .Alla fine della guerra i primi a far sentire la loro voce sono i contadini che occupano terre demaniali o incolte, nel Lazio, in Puglia, in Calabria ed in Sicilia. Da queste zone la protesta si diffonde in tutta Italia: in Toscana, in Umbria e nelle Marche, dove i mezzadri chiedono una ripartizione più equa dei prodotti. Il sindacato si rafforza. Intanto, nel marzo 1919, si costituisce il movimento fascista.
3. Dal fascismo ai giorni nostri:
Nel 1920 mentre già dilagano le azioni violente degli squadristi contro il Sindacato si firma il contratto collettivo per i lavoratori del gas, forse il primo esempio in Italia di un contratto collettivo per un’intera categoria nazionale, e nasce la Confederazione Internazionale dei Sindacati Cristiani (CISC), futura Federazione Mondiale del Lavoro (F.M.L.) Nel 1922 i fasci costituiscono la Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali, il fascismo cancella la festa del primo maggio, sostituendola con il 21 aprile.
Nel gennaio 1925 viene annunciata la fine delle libertà costituzionali, e con questo atto la fine delle libere associazioni e del sindacato, con il patto di Palazzo Vidoni (ottobre 1925) che poneva fine alle libertà sindacali, riconoscendo solo le organizzazioni fasciste, è soppresso il diritto di sciopero, si afferma il monopolio sindacale fascista che sancisce la fine del sindacalismo “giolittiano”. Nel 1926 la CGL si scioglie e nell’anno successivo sono sciolti tutti i sindacati.
Il 1° marzo 1944 i lavoratori delle fabbriche delle regioni d’Italia ancora occupate dai tedeschi scendono in sciopero. Si è trattato, in Europa, del primo e solo grande sciopero generale sotto il regime d’occupazione nazifascista e ha segnato la specificità italiana nel contesto della Resistenza europea: la presenza organica, accanto alle formazioni partigiane, della lotta sociale e in particolare della fabbrica. Nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1944, in un momento particolarmente tragico della vita del nostro Paese nel corso della guerra di liberazione, Giuseppe di Vittorio, Achille Grandi ed Emilio Canevari, firmano la “dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale” meglio nota come “Patto di Roma” che verrà siglato in maniera solenne il giorno 8 giugno.
E’ così che rinasce un sindacato unitario: la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) che tenta di consolidare le grandi masse popolari, le forze del lavoro, in modo opposto a come queste si erano divise alla fine del primo conflitto bellico e all’avvento del fascismo. Fu la concezione della centralità del lavoro che consentirà di pervenire alla nascita di un grande sindacato presente in tutto il Paese. Fu il mondo del lavoro, attraverso le sue organizzazioni, a svolgere un ruolo fondamentale nell’Italia che si scuote dal fascismo e riconquista la libertà e la democrazia. Il Patto di Roma non durerà a lungo. Nasceranno presto sindacati che avranno diverse culture, opinioni sulla politica sociale e sul concetto di sindacato e di rappresentatività. Nel 1948, dopo l’attentato a Togliatti, l’accusa di illegittimità, perché politicizzato, dello sciopero prolungato proclamato dal direttivo nazionale della CGIL porta alla rottura dell’unità sindacale.
Il 16 ottobre dello stesso anno nasce la Libera Confederazione Generale Italiana del Lavoro(Lcgil). Nel 1949 ci sarà una ulteriore scissione: anche i repubblicani escono dalla Cgil e il 1 maggio 1950 la Lcgil, con le nuove minoranze, costituisce la Confederazione Italiana Sindacato Lavoratori (CISL). Successivamente si costituirà l’Unione Italiana del Lavoro (UIL). Nei primi anni ’60 l’azione sindacale è intensa. In quegli anni, a livello parlamentare, è discusso e approvato lo ”Statuto dei lavoratori” (legge 300/1970).
Le lavoratrici conquistano una serie di garanzie sia a livello contrattuale, sia a livello legislativo: dalla parità salariale alla legge 1204/1971 che assicura la conservazione del posto di lavoro nei periodi pre e post maternità. Il 25 luglio 1972 nasce la Federazione unitaria Cgil, Cisl, Uil (triplice alleanza). Nel 1975 la Cgil, Cisl e Uil, aderiscono alla Confederazione Europea dei Sindacati (CES nata nel 1973). Durante gli ultimi 30 anni l’attività del sindacato si è incontrata, confrontata e scontrata con la realtà politica, economica e sociale del Paese. Nelle intricate vicende politiche ed economiche, tra deficit ed inflazione, licenziamenti e cassa integrazione, tra scala mobile e riforma del salario e del sistema contrattuale, le relazioni sindacali e il diritto sindacale vivono una fase critica.
Nuovi sindacati si sono affacciati sulla scena delle relazioni industriali, spesso in contrapposizione non solo con la naturale controparte imprenditoriale, ma anche con i sindacati tradizionali. Con i referendum del 1995 sono state modificate due norme cardinali del nostro ordinamento giuridico in materia sindacale: l’art. 19 S.L. e, con esso, sono state modificate le condizioni per la costituzione della Rsa, in secondo luogo, è stato parzialmente abrogato l’art. 26 S.L. e, conseguentemente, è stata modificata la disciplina delle trattenute dei contributi sindacali. Sono state costituite nuove forme di rappresentanza aziendale: le Rsu che hanno sostituito le Rsa acquisendone prerogative e diritti, per garantire l’omogeneietà dell’azione sindacale ed evitare contrasti tra le varie componenti sindacali.
Il 21 maggio 2000, diecimilioni di italiani rispondono NO al referendum che chiedeva l’abrogazione dell’art.18, S.L (Reintegrazione nel posto di lavoro). Nel 2001 la profonda trasformazione del quadro politico influenza i rapporti con le tre Confederazioni ed il persistente pericolo di divisione incombe sul fronte sindacale.La concertazione è sostituita dal cosiddetto “dialogo sociale”, che presuppone la consultazione delle parti sociali ma non necessariamente un’intesa con loro. Tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002, la vertenza sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che riconosce il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, assume una posizione centrale nella attività politica e sindacale italiana.
Il 16 aprile 2002 la CGIL, la CISL e l’UIL proclamano uno sciopero generale di otto ore contro le deleghe sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’arbitrato, contro la proposta della decontribuzione previdenziale, per l’occupazione e lo sviluppo del Mezzogiorno. Il 15 e 16 giugno 2003 il referendum (sulla reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati, abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori) non raggiunge il quorum.
All’inizio del luglio 2003 la firma di un accordo separato, il cosiddetto “Patto per l’Italia, rappresenta la divisione del fronte sindacale che raccoglie il consenso di CISL e UIL e la radicale opposizione della CGIL. Il Patto prevede la sospensione triennale dell’articolo 18 per alcune fattispecie. Si radicalizza una nuovo contrasto tra le componenti sindacali. Nell’attuale situazione di preoccupante crisi generale del Paese, il Sindacato deve prepararsi per un nuovo futuro ma non senza attingere alla forza del passato. Purtroppo si assiste sempre più a spaccature tra le varie organizzazioni sindacali e addirittura, a spaccature all’interno di alcune sigle sindacali: esempio, è ciò che sta accadendo all’interno della CGIL. Tale spaccatura ,che vede protagonista la FIOM, ha un unico risultato:indebolire lo stato sociale…
Invece
E’ NECESSARIO AVERE UN SINDACATO UNITO PER RIUSCIRE A TUTELARE I DIRITTI DEL LAVORATORE…..UNIONE SIGNIFICA AVERE PIU’ FORZA NELLA RIVENDICAZIONE DEI DIRITTI SOCIALI.